Quando si parla di digiuno intermittente o di dieta mima-digiuno, la prima cosa che viene in mente è quasi sempre la perdita di peso o il benessere fisico. In realtà, negli ultimi anni queste strategie alimentari stanno attirando l’attenzione anche della ricerca oncologica.
Alcuni studi suggeriscono infatti che periodi controllati di riduzione calorica, se inseriti in protocolli medici ben definiti, potrebbero aiutare l’organismo ad affrontare meglio alcune terapie antitumorali.
Come reagisce il corpo quando mangiamo meno
Quando il corpo riceve meno energia dal cibo per alcune ore o giorni, succede qualcosa di molto antico dal punto di vista biologico. I livelli di zuccheri nel sangue si abbassano e diminuiscono anche alcuni segnali di crescita che normalmente spingono le cellule a moltiplicarsi.
Le cellule sane interpretano questo messaggio come una sorta di periodo di risparmio energetico. In risposta rallentano le attività non essenziali e attivano meccanismi di protezione, dedicandosi soprattutto alla manutenzione e alla riparazione del DNA.
In altre parole, entrano in una modalità più prudente e difensiva.
Le cellule tumorali non sanno fermarsi
Le cellule tumorali però funzionano in modo diverso. Molte di loro sono guidate da mutazioni genetiche che le spingono a crescere continuamente.
Per questo motivo spesso non riescono a rallentare quando l’energia scarseggia. Continuano a cercare di moltiplicarsi e a consumare risorse anche in condizioni di carenza.
È proprio questa differenza di comportamento che ha attirato l’interesse dei ricercatori.
Una possibile finestra terapeutica
Secondo diverse ricerche, se alcune terapie vengono somministrate in momenti specifici in cui l’organismo è in questa modalità di risparmio energetico, potrebbe verificarsi un effetto interessante:
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le cellule sane, temporaneamente più protette, sembrano tollerare meglio lo stress della terapia
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le cellule tumorali, che continuano a crescere senza controllo, possono risultare più vulnerabili
Questo non significa che il digiuno curi il cancro, ma suggerisce che il metabolismo del corpo può influenzare il modo in cui le terapie agiscono.
Un approccio che richiede sempre supervisione medica
Per questo motivo alcuni centri di ricerca stanno studiando protocolli nutrizionali controllati, come la cosiddetta dieta mima-digiuno, che riduce l’apporto calorico per alcuni giorni mantenendo però vitamine e micronutrienti essenziali.
È fondamentale ricordare che questi approcci non devono essere improvvisati. Possono essere presi in considerazione solo all’interno di studi clinici o sotto la guida di medici esperti, perché ogni paziente e ogni terapia hanno esigenze diverse.
Cosa ci insegna questa linea di ricerca
Queste scoperte stanno cambiando il modo in cui pensiamo alla nutrizione in medicina. Il cibo non è soltanto una fonte di energia o un elemento di benessere: può diventare anche uno strumento capace di influenzare il metabolismo delle cellule e la risposta alle terapie.
La ricerca è ancora in corso, ma il messaggio è chiaro: capire come il nostro corpo usa l’energia potrebbe aprire nuove strade per rendere le cure oncologiche più efficaci e meglio tollerate.
Fonti
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Fasting cycles retard growth of tumors and sensitize a range of cancer cell types to chemotherapy.
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A periodic diet that mimics fasting promotes multi-system regeneration and enhanced cognitive performance.
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Fasting-mimicking diet reduces HO-1 to promote T-cell-mediated tumor cytotoxicity.
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Fasting-mimicking diet and hormone therapy in breast cancer: a randomized clinical trial.
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Fasting mimicking diet as an adjunct to neoadjuvant chemotherapy for breast cancer.
Nature Communications. 2020.
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Fasting-mimicking diets in cancer therapy.
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