Negli anni ’90, il monumentale studio europeo EPIC dimostrava una verità potente: l’alimentazione incide profondamente sul rischio di sviluppare tumori. Oggi, più di trent’anni dopo, il nuovo studio YouGoody, promosso dall’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, raccoglie il testimone per aggiornare questa verità nel mondo moderno. Con oltre 100.000 cittadini italiani coinvolti e l’obiettivo di osservare in tempo reale l’evoluzione di stili alimentari, fumo, sedentarietà e salute generale, YouGoody promette di dirci, tra le tante cose, se le nuove abitudini – e le vecchie malintese – ci stanno portando verso la salute o verso la malattia.
Tra le questioni cruciali poste dallo studio c’è quella che sembra una provocazione: la dieta mediterranea ci protegge ancora davvero?
Mediterranea sì, ma quale?
La dieta mediterranea “ideale”, studiata da Ancel Keys nel Cilento degli anni ’50, era un modello di sobrietà alimentare: poche proteine animali, molti legumi, verdure di stagione, pane integrale, olio extravergine d’oliva, frutta secca, e pochissimi zuccheri. Un’alimentazione ricca di fibre, polifenoli, omega-3 e povera di alimenti industriali. Un’alimentazione che protegge dal cancro, dalle malattie cardiovascolari e dal diabete.
Ma la dieta mediterranea “praticata” oggi da molti italiani è tutt’altra cosa: pane bianco a ogni pasto, pasta raffinata, pizze e focacce, snack zuccherati, dolci da colazione. È una caricatura della tradizione, travestita da cultura.
Lo dice chiaramente anche Franco Berrino, già direttore del Dipartimento di Medicina Preventiva dell’INT di Milano:
“Oggi chi dice di mangiare mediterraneo, spesso mangia zuccheri, cereali raffinati e troppi farinacei. Non è questa la dieta protettiva che avevamo studiato.”
Carboidrati raffinati, obesità viscerale e tumore
YouGoody indagherà nei prossimi anni se questa dieta “mediterranea fatta a caso”, sommata a nuove abitudini come le diete yo-yo o l’uso della sigaretta elettronica, non stia contribuendo al boom della sindrome metabolica e quindi a un aumento silenzioso del rischio oncologico.
Gli studi precedenti già indicano una direzione: obesità addominale, picchi glicemici ripetuti, e carichi insulinici elevati creano un ambiente favorevole allo sviluppo del cancro, in particolare al seno, al colon-retto, all’endometrio. E questo accade quando si abusa di pane bianco, pasta e riso raffinato, anche se ci si illude di seguire “la dieta della nonna”.
Serve una nuova educazione alimentare
Lo scopo di YouGoody non è solo raccogliere dati, ma anche formare consapevolezza: distinguere tra marketing e scienza, tra nostalgia e prevenzione. Non basta dire “seguo la dieta mediterranea”: occorre capire come la si pratica.
Serve un ritorno alla mediterraneità vera, quella dei contadini e dei pescatori di un tempo, non quella delle industrie agroalimentari. Una mediterraneità che conosce la stagionalità, che sa digiunare, che sa dire no allo zucchero e ai prodotti ultra-processati.
Conclusione
Mangiare “mediterraneo” non è di per sé una garanzia. Può essere una via alla salute, ma anche una strada verso la malattia, se basata su interpretazioni sbagliate. L’alimentazione non è solo tradizione: è scelta consapevole. Ed è proprio su questo che YouGoody sta scommettendo il futuro della prevenzione oncologica in Italia.
Perché il vero rischio oggi non è cambiare, ma illudersi di non aver mai sbagliato.


