Come ti senti quando muore qualcuno di cancro?
Vicino a te o che non conosci personalmente, ma in qualche modo sì?

Ti senti traballare, scosso in quella vulnerabilità che cerchi di tenere a bada.
Senti i passi incerti, l’aria intorno agitarsi.
Le certezze, in un attimo, diventano incertezze.
E la domanda più difficile sfugge al tuo controllo: e io, quando?

È nella tua vulnerabilità che hai imparato a vivere, aggrappato alla voglia di andare avanti comunque, consapevole che a un certo punto la parola fine busserà alla porta.

E non si dica, per favore, siamo tutti sotto lo stesso cielo.
Chi ha il cancro il cielo lo ha attaccato ai capelli.
Voi sani lo avete lì, in alto.
Siete nella statistica meravigliosa che individua, per uomini e donne, il salutarsi in un’età molto avanzata.

Noi siamo ospiti di altre statistiche: legate al tipo di cancro, al suo esordio, al suo atteggiarsi, alle chemioterapie, alla forza che riusciamo a tirar fuori per contrastarlo, alla fortuna di un fisico sano capace di affrontarlo, di una mente aperta all’impossibile, capace di camminare solo in salita.

E così le parole finito e infinito si mescolano, si tingono e si trasformano in una sola, alla quale in altri tempi non abbiamo dato l’importanza che meritava: ora.

In questo tempo che abbiamo imparato a vedere e a chiamare ora risplende tutto il nostro mondo.
Lo carichiamo, lo arricchiamo, lo inzeppiamo di respiri, sorrisi, emozioni, lacrime, gioiose risate.

Nel nostro ora vediamo cose mai viste.Come ti senti quando muore qualcuno di cancro?
Vicino a te o che non conosci personalmente, ma in qualche modo sì?

Ti senti traballare, scosso in quella vulnerabilità che cerchi di tenere a bada.
Senti i passi incerti, l’aria intorno agitarsi.
Le certezze, in un attimo, diventano incertezze.
E la domanda più difficile sfugge al tuo controllo: e io, quando?

È nella tua vulnerabilità che hai imparato a vivere, aggrappato alla voglia di andare avanti comunque, consapevole che a un certo punto la parola fine busserà alla porta.

E non si dica, per favore, siamo tutti sotto lo stesso cielo.
Chi ha il cancro il cielo lo ha attaccato ai capelli.
Voi sani lo avete lì, in alto.
Siete nella statistica meravigliosa che individua, per uomini e donne, il salutarsi in un’età molto avanzata.

Noi siamo ospiti di altre statistiche: legate al tipo di cancro, al suo esordio, al suo atteggiarsi, alle chemioterapie, alla forza che riusciamo a tirar fuori per contrastarlo, alla fortuna di un fisico sano capace di affrontarlo, di una mente aperta all’impossibile, capace di camminare solo in salita.

E così le parole finito e infinito si mescolano, si tingono e si trasformano in una sola, alla quale in altri tempi non abbiamo dato l’importanza che meritava: ora.

In questo tempo che abbiamo imparato a vedere e a chiamare ora risplende tutto il nostro mondo.
Lo carichiamo, lo arricchiamo, lo inzeppiamo di respiri, sorrisi, emozioni, lacrime, gioiose risate.

Nel nostro ora vediamo cose mai viste.Come ti senti quando muore qualcuno di cancro?
Vicino a te o che non conosci personalmente, ma in qualche modo sì?

Ti senti traballare, scosso in quella vulnerabilità che cerchi di tenere a bada.
Senti i passi incerti, l’aria intorno agitarsi.
Le certezze, in un attimo, diventano incertezze.
E la domanda più difficile sfugge al tuo controllo: e io, quando?

È nella tua vulnerabilità che hai imparato a vivere, aggrappato alla voglia di andare avanti comunque, consapevole che a un certo punto la parola fine busserà alla porta.

E non si dica, per favore, siamo tutti sotto lo stesso cielo.
Chi ha il cancro il cielo lo ha attaccato ai capelli.
Voi sani lo avete lì, in alto.
Siete nella statistica meravigliosa che individua, per uomini e donne, il salutarsi in un’età molto avanzata.

Noi siamo ospiti di altre statistiche: legate al tipo di cancro, al suo esordio, al suo atteggiarsi, alle chemioterapie, alla forza che riusciamo a tirar fuori per contrastarlo, alla fortuna di un fisico sano capace di affrontarlo, di una mente aperta all’impossibile, capace di camminare solo in salita.

E così le parole finito e infinito si mescolano, si tingono e si trasformano in una sola, alla quale in altri tempi non abbiamo dato l’importanza che meritava: ora.

In questo tempo che abbiamo imparato a vedere e a chiamare ora risplende tutto il nostro mondo.
Lo carichiamo, lo arricchiamo, lo inzeppiamo di respiri, sorrisi, emozioni, lacrime, gioiose risate.

Nel nostro ora vediamo cose mai viste.
Le stesse che vedevamo prima, ma il punto di vista è cambiato:
un semplice sorriso diventa una carezza,
un abbraccio si trasforma in parole affettuose.

Le sfumature: cogliamo le sfumature rimaste nascoste sotto la certezza dell’infinito.
E godiamo, nel nostro finito, di quel sapore di vita scoperto nell’ora che abbiamo imparato a vivere e che viviamo con convinzione.

È un’altra storia, dunque.
Non dite a una persona con il cancro: siamo tutti sotto lo stesso cielo.
Per favore.

Abbi Cura Di Te
Luisanda dell’Aria
Le stesse che vedevamo prima, ma il punto di vista è cambiato:
un semplice sorriso diventa una carezza,
un abbraccio si trasforma in parole affettuose.

Le sfumature: cogliamo le sfumature rimaste nascoste sotto la certezza dell’infinito.
E godiamo, nel nostro finito, di quel sapore di vita scoperto nell’ora che abbiamo imparato a vivere e che viviamo con convinzione.

È un’altra storia, dunque.
Non dite a una persona con il cancro: siamo tutti sotto lo stesso cielo.
Per favore.

Abbi Cura Di Te
Luisanda dell’Aria
Le stesse che vedevamo prima, ma il punto di vista è cambiato:
un semplice sorriso diventa una carezza,
un abbraccio si trasforma in parole affettuose.

Le sfumature: cogliamo le sfumature rimaste nascoste sotto la certezza dell’infinito.
E godiamo, nel nostro finito, di quel sapore di vita scoperto nell’ora che abbiamo imparato a vivere e che viviamo con convinzione.

È un’altra storia, dunque.
Non dite a una persona con il cancro: siamo tutti sotto lo stesso cielo.
Per favore.

Abbi Cura Di Te
Luisanda dell’Aria