L’aumento dei tumori del colon-retto “a esordio precoce” (diagnosi prima dei 50 anni) è un trend documentato in diversi Paesi e non può essere spiegato solo dalla genetica: l’attenzione si sta spostando su esposizioni ambientali e alimentari, soprattutto quelle che agiscono già in giovane età. In questo scenario, i cibi ultraprocessati (UPF) — prodotti industriali formulati con ingredienti raffinati e additivi, spesso poveri di fibra e ricchi di zuccheri, grassi e sale — sono diventati un sospetto importante.

Lo studio di Wang e colleghi (Nurses’ Health Study II) ha valutato 29.105 donne sotto i 50 anni che, durante il follow-up, si sono sottoposte ad almeno un’endoscopia del colon. L’alimentazione veniva rilevata periodicamente e gli UPF classificati con il sistema NOVA; l’analisi ha confrontato i quintili di consumo, cioè dal più basso al più alto.

Il risultato principale riguarda gli adenomi convenzionali, una delle lesioni precancerose più tipicamente coinvolte nella via “classica” del carcinoma colorettale. Le donne nel quintile più alto di consumo di UPF mostravano un aumento del rischio del 45% rispetto al quintile più basso (AOR 1,45; IC 95% 1,19–1,77), con un chiaro trend dose-risposta. L’associazione restava presente anche dopo correzioni per fattori che spesso “spiegano” parte del rischio (BMI, diabete tipo 2, qualità generale della dieta, e nutrienti protettivi come fibra/folati/calcio/vitamina D). Invece non si osservava un’associazione significativa con le lesioni serrate, suggerendo che l’effetto degli UPF possa essere più marcato su specifiche vie di formazione delle lesioni precancerose.

Perché questo dato è rilevante? Perché sposta il focus dalla diagnosi del tumore conclamato alle fasi iniziali della tumorigenesi: se un’esposizione aumenta la probabilità di sviluppare adenomi prima dei 50 anni, è plausibile che contribuisca anche al fenomeno dell’early-onset colorectal cancer osservato in epidemiologia. Studi e review recenti sull’EOCRC descrivono un possibile ruolo di dismetabolismo, infiammazione cronica di basso grado e alterazioni del microbiota: tre processi che una dieta ricca di UPF può favorire, soprattutto quando sostituisce alimenti “protettivi” (vegetali, legumi, cereali integrali) ricchi di fibra e composti bioattivi.

Strategia di prevenzione pratica: l’obiettivo non è “perfezione”, ma ridurre in modo misurabile la quota di ultraprocessati e aumentare ciò che protegge la mucosa intestinale. Un approccio semplice è lavorare per sostituzioni: bevande zuccherate → acqua/tè non zuccherato; snack confezionati → frutta secca o yogurt naturale; prodotti da forno industriali → colazioni a base di avena/olio EVO/frutta; piatti pronti → basi semplici (legumi, verdure, cereali integrali) da assemblare rapidamente. In parallelo, aumentare fibra (in modo progressivo), limitare carni processate, mantenere un peso stabile, muoversi regolarmente e non fumare: sono leve che agiscono sulla stessa triade biologica (metabolismo–infiammazione–microbiota). Infine, per chi ha familiarità o sintomi persistenti, vale la pena parlare col medico di una strategia di screening adeguata: la prevenzione primaria (dieta e stile di vita) e la prevenzione secondaria (screening) si potenziano a vicenda.

Perché i cibi ultraprocessati possono favorire la tumorigenesi?

Il meccanismo non è unico ma multifattoriale:

1. Infiammazione cronica
Gli UPF sono spesso ricchi di zuccheri raffinati, grassi saturi e additivi che promuovono uno stato infiammatorio sistemico.

2. Alterazione del microbiota
Una dieta povera di fibra e ricca di emulsionanti e additivi può alterare l’equilibrio del microbiota intestinale, favorendo disbiosi e microinfiammazione della mucosa.

3. Insulino-resistenza e metabolismo alterato
Elevati carichi glicemici e obesità sono fattori noti di rischio per il carcinoma colorettale. Anche dopo aggiustamento per BMI e diabete, l’associazione nello studio rimaneva significativa.

4. Riduzione di nutrienti protettivi
Diete ricche di cibi ultraprocessati tendono a essere povere di fibra, folati, calcio e vitamina D, elementi con ruolo protettivo documentato.

Il messaggio di CancerToday

Il tumore non nasce improvvisamente. È spesso il risultato di un ambiente metabolico e infiammatorio costruito nel tempo. Se il 35% delle nostre calorie proviene da cibi ultraprocessati, stiamo creando un terreno biologico favorevole alla trasformazione neoplastica. La prevenzione non è un concetto astratto. È un atto quotidiano, ripetuto tre volte al giorno. Ridurre gli ultraprocessati non significa rinunciare al piacere, ma recuperare il rapporto con il cibo reale, con la fibra, con la biodiversità nutrizionale. È una scelta personale che diventa impatto collettivo.

Fonti:

Wang C, Du M, Kim H, et al. Ultraprocessed Food Consumption and Risk of Early-Onset Colorectal Cancer Precursors Among Women. JAMA Oncology. 2026;12(1):49–57.
Sung H, et al. Colorectal cancer incidence trends in younger versus older adults (analisi di trend internazionali). The Lancet Oncology. 2025.
Ullah F, et al. Early-Onset Colorectal Cancer: Current Insights. (review) 2023.
Isaksen IM, et al. Ultra-processed food consumption and cancer risk: evidence synthesis. (review) 2023.
Shu L, et al. Association between ultra-processed food intake and risk of colorectal cancer: systematic review/meta-analysis. 2023.
Fiolet T, Srour B, Sellem L, et al. Consumption of ultra-processed foods and cancer risk: NutriNet-Santé cohort. The BMJ. 2018;360:k322.
Chassaing B, et al. Dietary emulsifiers impact gut microbiota and inflammation (meccanismi sperimentali). Nature. 2015.
Monteiro CA, et al. The NOVA food classification system (definizione e razionale). Public Health Nutrition. 2019.