Martina (nome di fantasia), 42 anni, arriva in studio pochi mesi dopo una diagnosi di carcinoma mammario, trattato con intervento chirurgico e l’inizio della chemioterapia. L’invio è stato fatto da un oncologo attento anche all’aspetto psicologico del percorso oncologico. Martina è madre di due figli, impiegata, e si presenta in un profondo stato d’ansia, insonnia e sfiducia nel proprio corpo, che definisce “traditore” e “malato”.
Ansia, insonnia e sfiducia
Durante i primi incontri, emergono conflitti relazionali non risolti, un lutto irrisolto e una modalità di vita altamente performante, dove “non c’era mai tempo per me”. Martina descrive di non aver mai ascoltato i segnali del corpo, se non quando sono esplosi in forma di malattia.
Corpo traditore o corpo messaggero?
Martina lavora in azienda, ha sempre anteposto tutto e tutti ai suoi bisogni, mantenendo una facciata di controllo, dietro cui si nascondeva una profonda fragilità emotiva, mai ascoltata, mai accolta.
Curare anche l’anima
Il percorso integrato ha previsto, oltre al sostegno psicoterapeutico, una collaborazione con il team clinico, il supporto di una nutrizionista oncologica e un invio a pratiche di movimento consapevole. In studio abbiamo esplorato i suoi vissuti di rabbia trattenuta, la difficoltà a dire di no, il senso di colpa e il bisogno di approvazione.
Scrivere, respirare, sentire
In parallelo, ha imparato tecniche di respirazione e rilassamento, ed è stata guidata nella scrittura espressiva, utile per rielaborare traumi e vissuti profondi.
“Non voglio solo sopravvivere”
Dopo alcuni mesi, Martina ha iniziato a percepire un cambiamento profondo. “Non voglio solo sopravvivere, voglio capire perché mi è successo e che cosa posso cambiare ora”, ha detto durante una seduta. Ha riconosciuto nella malattia un messaggio del corpo, una richiesta di attenzione, e ha iniziato a trasformare il modo in cui viveva.
Ritrovare se stessi nel dolore
Ha riscoperto la sua creatività, si è concessa momenti di pausa e ha avviato una nuova relazione con se stessa.
Dalla malattia alla trasformazione
Il caso di Martina rappresenta uno dei tanti esempi in cui l’approccio integrato in oncologia – che include il lavoro sulle emozioni, sulle abitudini e sui significati – permette non solo un miglioramento della qualità della vita, ma una vera e propria trasformazione esistenziale. La malattia non viene più negata, ma accolta come un’occasione per riconnettersi con la propria autenticità.


