Negli ultimi anni l’oncologia veterinaria ha fatto passi importanti, in parte seguendo la stessa strada aperta dall’immunoterapia in medicina umana. Nel 2026 è arrivata la prima licenza condizionale per un anticorpo pensato specificamente per il sistema immunitario del cane, capace di togliere il “freno” che alcuni tumori — come melanoma e mastocitoma — usano per nascondersi dalle difese naturali dell’organismo. In uno studio clinico su cani con melanoma, un farmaco di questo tipo ha fatto rispondere un paziente su cinque, un risultato che apre la strada a combinazioni future.

Parallelamente si stanno sperimentando tecniche non invasive come l’ablazione con ultrasuoni focalizzati, che distrugge meccanicamente il tessuto tumorale senza calore né bisturi: in uno studio recente su cani con osteosarcoma, anche un trattamento parziale ha acceso una risposta immunitaria misurabile sia nel tumore sia in circolo, e un gruppo di pazienti trattati prima delle cure standard ha vissuto più a lungo del previsto. Restano tumori difficili — l’osteosarcoma canino, ad esempio, ha ancora una sopravvivenza mediana di 10-12 mesi nonostante amputazione e chemioterapia — ma la direzione è quella giusta: reti di ricerca internazionali dedicate ai tumori spontanei degli animali da compagnia stanno accelerando la scoperta di nuove terapie, a beneficio dei pazienti animali di oggi e, spesso, anche di quelli umani di domani.

Fonti

  • Bailey D et al. Efficacy and safety evaluation of gilvetmab in dogs with melanoma and mast cell tumor. J Vet Intern Med 2026
  • Immunological and Clinical Outcomes Associated with Histotripsy Ablation in Spontaneously Occurring Canine Osteosarcoma. Cancers 2026;18(15):2511
  • LeBlanc AK et al. Adjuvant Sirolimus Does Not Improve Outcome in Pet Dogs Receiving Standard-of-Care Therapy for Appendicular Osteosarcoma: A Prospective, Randomized Trial of 324 Dogs. Clin Cancer Res 2021;27(11):3005-3016