Laura arriva in consulenza dopo un lungo percorso oncologico: diagnosi di carcinoma ovarico in fase avanzata, chirurgia demolitiva, numerosi cicli di chemioterapia.
Quando ci incontriamo, il corpo è in remissione clinica, ma l’anima è ancora in piena tempesta. Laura si presenta stanca, svuotata, incapace di riconoscersi: la malattia ha scardinato non solo la sua salute, ma anche la sua immagine di donna e di persona.
Un’infanzia rubata: la bambina adulta
Nel percorso di cura psicologica, emerge un vissuto antico: da bambina, Laura ha dovuto prendersi cura della madre fragile e malata, sacrificando precocemente i propri bisogni e la propria creatività.
L’infanzia, anziché essere un tempo di gioco e scoperta, è stata occupata dal ruolo di “piccola adulta”, responsabile e contenitiva.
Non sorprende allora che, crescendo, Laura abbia continuato a mettere da parte se stessa per essere sempre efficiente, disponibile, presente per gli altri.
Il segnale del corpo: creatività bloccata
La malattia ginecologica, che biologicamente coinvolge gli organi della creatività, della fertilità e della generatività, diventa così il segnale di un blocco antico: la difficoltà a dare spazio e valore al proprio mondo interiore.
Il percorso terapeutico: rilassamento, emozioni, consapevolezza
Durante il percorso terapeutico, abbiamo lavorato non solo con tecniche di rilassamento e visualizzazione guidata, ma anche con l’elaborazione emotiva di questa infanzia rubata.
Attraverso la scrittura e il rinnovato dialogo interiore, Laura ha potuto finalmente riconoscere il dolore di quella bambina che non aveva potuto essere semplicemente se stessa.
Il ritorno alla creatività: piccoli gesti, grandi trasformazioni
Abbiamo poi riattivato la sua creatività concreta: pittura, camminate nella natura, musica.
Piccoli gesti quotidiani che le hanno restituito piacere e leggerezza.
Laura ha imparato a dire di no, a chiedere aiuto, a vivere senza sentirsi sempre in dovere di “salvare” gli altri.
Un nuovo equilibrio: più libera, più presente
Oggi, pur continuando il suo follow-up medico, Laura racconta di sentirsi più libera e presente a se stessa.
La malattia è stata un varco doloroso, ma anche una porta attraverso cui ha potuto finalmente incontrare la sua parte più vera.
Conclusione: corpo, identità e creatività
Il caso di Laura ci ricorda quanto spesso i tumori dell’area ginecologica tocchino non solo il corpo, ma la dimensione profonda dell’identità e della creatività.
La guarigione psicologica richiede di attraversare il dolore antico per tornare a vivere pienamente il presente, in modo autentico e consapevole.


