Un nodo nel DNA potrebbe rappresentare la svolta per migliaia di pazienti che non rispondono più alla chemioterapia. Una nuova ricerca condotta all’Imperial College London ha identificato una struttura del DNA, chiamata G-quadruplex, come responsabile dell’attivazione di geni che rendono il tumore ovarico resistente ai farmaci. Bloccare questa struttura permette di “resettare” la resistenza e ripristinare la sensibilità alla terapia.
Il problema della resistenza nel tumore ovarico
Ogni anno circa 7.500 donne nel Regno Unito ricevono una diagnosi di carcinoma ovarico. Per la maggior parte di loro, la chemioterapia iniziale funziona, ma oltre il 70% sviluppa una recidiva resistente ai trattamenti standard come il cisplatino o il carboplatino. Questo significa che le opzioni terapeutiche si riducono drasticamente, e spesso la malattia diventa incurabile.
A differenza di altri tumori, la resistenza nel cancro ovarico non dipende da mutazioni genetiche, ma da cambiamenti epigenetici, ovvero da come e quanto certi geni vengono espressi.
La scoperta: colpire i “nodi” nel DNA
Il gruppo di ricerca guidato dal Prof. Marco Di Antonio e dal team clinico diretto dal Prof. Iain McNeish ha scoperto che il DNA delle cellule tumorali resistenti contiene un numero elevato di G-quadruplex (G4), strutture tridimensionali simili a nodi, formate da regioni ricche di guanina.
Questi nodi si accumulano nelle zone regolatorie del genoma, attivando vie molecolari legate alla resistenza, come WNT ed EMT, che rendono le cellule tumorali più aggressive e meno sensibili ai farmaci.
Il trattamento: come si “resettano” le cellule resistenti
I ricercatori hanno testato in laboratorio la pyridostatin, una piccola molecola già nota per la sua capacità di legarsi ai G-quadruplex e bloccarli. Questo impedisce ai fattori cellulari di attivare i geni coinvolti nella resistenza.
Il risultato è stato una riduzione di quasi sei volte della resistenza alla chemioterapia in cellule tumorali ovariche trattate con pyridostatin. In altre parole, le cellule tornano a comportarsi come se non avessero mai sviluppato resistenza, riaprendo la possibilità di cura.
Benefici concreti per le pazienti
Questa scoperta è particolarmente rilevante per le pazienti che:
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hanno terminato le opzioni terapeutiche disponibili,
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non rispondono più ai farmaci tradizionali,
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sono in fase avanzata della malattia e cercano nuove possibilità di trattamento.
Se sviluppato in un farmaco clinicamente sicuro, questo approccio potrebbe prolungare la sopravvivenza, migliorare la qualità della vita e ridurre la tossicità rispetto a nuove linee di chemioterapia.
Verso un farmaco per le pazienti
Attualmente, la pyridostatin non è ancora un farmaco pronto per l’uso clinico. Dovrà essere ottimizzata in termini di sicurezza, biodisponibilità e somministrazione. Tuttavia, i ricercatori ritengono che questo meccanismo – agire sulla struttura del DNA invece che sul contenuto – possa aprire la strada a terapie innovative anche per altri tipi di tumore.
“È la prima volta che osserviamo una risposta funzionale legata al blocco dei G-quadruplex,” ha dichiarato il Prof. Di Antonio in un’intervista all’Imperial College. “Per ora è limitato al carcinoma ovarico, ma potrebbe estendersi ad altri tumori.”
Fonti principali
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Robinson J. et al., “G‑quadruplex structures regulate long‑range transcriptional reprogramming to promote drug resistance in ovarian cancer cells”, Genome Biology, 12 luglio 2025
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Imperial College London, “DNA’s hidden shape reveals target to reverse ovarian cancer
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PharmaTimes, “Imperial study reveals DNA structure that could reverse ovarian cancer resistance”
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The Observer, “Breakthrough against chemo resistance in ovarian cancer”
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Technology Networks, “DNA’s Hidden Shape May Help Reverse Ovarian Cancer Chemoresistance”
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Medical Xpress, conferma del potenziale clinico dei G‑quadruplex


