In Italia oltre 20 milioni e 600 mila persone non praticano alcuna forma di attività fisica. Significa che più di un terzo della popolazione, il 35%, conduce una vita sedentaria. È un dato che allarma gli oncologi: la sedentarietà è oggi riconosciuta come uno dei principali fattori di rischio oncologico, al pari del fumo e dell’alimentazione scorretta.
Secondo la Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), chi svolge attività fisica regolare può ridurre fino al 31% il rischio di morte per cancro e fino al 20% la probabilità di sviluppare una neoplasia rispetto a chi è sedentario. Queste cifre, presentate al XXVII Congresso Nazionale AIOM in corso a Roma, trovano riscontro anche nelle più recenti pubblicazioni scientifiche internazionali.
Uno studio pubblicato su JAMA Oncology ha mostrato che sostituire 30 minuti di sedentarietà al giorno con 30 minuti di attività fisica moderata o intensa si associa a una riduzione del 31% della mortalità per cancro (hazard ratio 0,69). In altre parole, un piccolo cambiamento quotidiano — una camminata a passo sostenuto, un giro in bicicletta, una corsa leggera — può fare una differenza reale nella prospettiva di vita.
Le evidenze epidemiologiche indicano che i tumori più influenzati dallo scarso movimento sono quelli di seno, colon-retto, endometrio, rene, stomaco, vescica e adenocarcinoma esofageo. Per queste neoplasie, la regolare attività fisica agisce su più fronti: migliora la sensibilità insulinica, riduce i livelli di ormoni e fattori infiammatori che alimentano la proliferazione cellulare, rafforza le difese immunitarie e aiuta a mantenere un peso corporeo adeguato.
Non solo prevenzione: muoversi anche dopo la diagnosi
Negli ultimi anni la ricerca ha dimostrato che il movimento è benefico anche per chi ha già ricevuto una diagnosi di cancro. Secondo una meta-analisi pubblicata su Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention, un’attività fisica regolare dopo la diagnosi può ridurre la mortalità specifica per tumore fino al 38-48% in alcune neoplasie (seno, colon, prostata).
L’attività fisica diventa quindi parte integrante della prevenzione terziaria, ovvero delle azioni che aiutano a ridurre il rischio di recidiva e a migliorare la qualità di vita durante e dopo le cure. I benefici vanno dal potenziamento cardiovascolare al mantenimento della massa muscolare, fino al miglioramento dell’umore e del benessere psicologico.
Eppure, in Italia, solo il 4% dei pazienti oncologici risulta “sufficientemente attivo” secondo le raccomandazioni degli specialisti. «È un dato che dobbiamo cambiare», sottolineano gli oncologi dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano, impegnati nel progetto #OncoRun2025, che coinvolge medici, infermieri e operatori sanitari in corse simboliche per diffondere un messaggio di speranza e di prevenzione.
Sedentarietà e obesità: un binomio pericoloso
Il problema non riguarda solo la mancanza di sport. L’obesità, direttamente collegata alla sedentarietà, riguarda ormai oltre l’11% degli italiani e aumenta il rischio di almeno 13 tipi di tumore. La combinazione di inattività e sovrappeso rappresenta dunque un circolo vizioso che alimenta infiammazione cronica, resistenza insulinica e squilibri ormonali: tutte condizioni che favoriscono la trasformazione neoplastica delle cellule.
Contrastare la sedentarietà significa non solo ridurre il carico oncologico, ma anche generare un beneficio collettivo in termini economici e sociali. La campagna nazionale promossa da AIOM, Fondazione AIOM, AIRC e SIRM, a bordo della nave scuola Amerigo Vespucci, ha raggiunto migliaia di cittadini e generato un ritorno stimato di 15 milioni di euro in termini di prevenzione e sensibilizzazione.
Il movimento come terapia sociale
L’attività fisica è la più accessibile delle “terapie naturali”: non richiede ricette, non ha effetti collaterali, e può essere praticata a ogni età, anche in piccoli gesti quotidiani. È una risorsa di salute personale ma anche collettiva, perché ogni corpo in movimento riduce il carico sul sistema sanitario, aumenta la produttività, migliora la qualità della vita e genera benessere sociale.
Muoversi, dunque, non è solo un consiglio medico. È una scelta di civiltà.
Un passo dopo l’altro, si può davvero allontanare il cancro.
Fonti
- Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM). Tumori: con attività fisica regolare -31% di rischio di morte. L’allarme dell’AIOM. 2025. https://www.aiom.it
- Fondazione AIOM. Attività fisica e tumori. 2020. PDF
- ANSA Salute & Benessere, 8 novembre 2025. “Lo sport salva vita: riduce del 31% il rischio di morte per cancro.”
- JAMA Oncology (2020). Physical Activity and Mortality in Cancer Survivors: A Prospective Cohort Study. DOI: 10.1001/jamaoncol.2020.1943
- Moore SC et al. Leisure-Time Physical Activity and Risk of 26 Types of Cancer in 1.44 Million Adults. JAMA Internal Medicine 2016;176(6):816-825.
- Friedenreich CM et al. Physical Activity and Cancer Prevention and Survival: A Systematic Review. J Nutr Sci 2017;6:e60.


